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   Lettura suggerita per comprendere il concetto di enazione
 

Mente e Tecnologia di Giuseppe O. Longo

Estratti

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5. Cartesio, il sogno e l'automa

La (ri)costruzione formale e rigorosa del mondo mette a rischio l'inventiva, distrugge molta informazione
e tende all'uniformità della descrizione-spiegazione in nome del riduzionismo fisico-matematico. Un'altra
perdita grave riguarda il corpo e i suoi meccanismi cognitivi. Uno dei pregiudizi più radicati della nostra civiltà, che si può far risalire ai Greci ma che si è accentuato nell'età moderna, è quello secondo cui conoscere qualcosa o saper fare qualcosa equivarrebbe ad averne una teoria, cioè una descrizione analitica, rigorosa ed esauriente, magari squadernata sotto forma di regole o algoritmi. Questo pregiudizio è strettamente intrecciato con un altro, secondo il quale l'intelligenza che dimostra un teorema matematico sarebbe superiore a quella che ci fa distinguere il volto di un amico da quello di un nemico o che ci fa attraversare una strada piena di traffico. In realtà tutti noi ci comportiamo in modo intelligente nel mondo pur non avendone una teoria e l'intelligenza astratta della mente non potrebbe esistere se non ci fosse l'altra, robusta ed implicita, incarnata nella struttura e nelle funzioni del corpo e nella sua prontezza all'azione.
La negazione del corpo e la preminenza accordata alla razionalità pensante o addirittura computante ha
una delle sue radici nel cogito cartesiano, ma a questo proposito vorrei riferire due aneddoti che riguardano il filosofo e matematico francese e che sono riportati da Sally Pryor. Ecco il primo:

Intorno ai vent'anni Cartesio fece tre sogni ricorrenti che cambiarono il corso della sua vita e quello del
pensiero moderno. In sogno gli apparve l'Angelo della Verità, che, sfolgorante, gli rivelò un segreto che avrebbe gettato le fondamenta di un nuovo metodo di conoscenza e di una scienza nuova e meravigliosa. Cartesio iniziò una ricerca per capire come opera la mente e inventò la geometria analitica per poterne trarre un modello matematico. Il compito si dimostrò più difficile del previsto ed egli non terminò mai il suo trattato. Ma non tornò mai alla fonte della sua ispirazione: nei suoi scritti non c'è menzione del ruolo che ebbero i tre sogni, le rivelazioni, le intuizioni, come fondamento del pensiero. Invece egli dedicò tutta la sua attenzione alle procedure formali e logiche, che si suppone comincino da zero. (Pryor 1994)
Non si dimentichi quanta importanza ha nell'epistemologia di Bateson l'inconscio, che si contrappone al pensiero rigoroso e formale. A questo proposito la Pryor osserva:
Un algoritmo del sé non potrebbe che considerare le parti di noi di cui siamo consapevoli, e dovrebbe
trascurare l'inconscio, un universo che riusciamo a malapena a comprendere e di certo non in maniera diretta.
L'inconscio esprime se stesso attraverso il corpo e coi simboli piuttosto che in forme verbali e astratte.
Si parla molto delle ricerche di intelligenza artificiale e pochissimo, per esempio, dello sviluppo di sogni
artificiali [...]
Ecco ora il secondo aneddoto su Cartesio:
Provava grande interesse per gli automi e pare possedesse una bambola meccanica o automa di nome
Francine, che probabilmente utilizzava meccanismi a molla per muoversi e produrre suoni. Se ne sa molto poco eccetto che le era stato dato il nome - e forse anche le sembianze - di una figlia illegittima dalla quale egli era infelicemente separato (vi sono documenti in proposito). In apparenza la bambola impersonava il ruolo di una sorta di compagna di viaggio e trovò la sua fine durante un viaggio per mare, quando il capitano della nave la scoprì in una cassa e sdegnato la gettò fuori bordo.
[...] Il filosofo del "penso dunque sono" era legato al corpo, alla macchina e alle emozioni attraverso
un'associazione con la femmina, specificamente con un robot femmina (Pryor 1994).
Non so se questi aneddoti corrispondano a verità, non ho ragione di dubitarne. Ne ricavo l'impressione
che Cartesio abbia costruito la sua filosofia su una grande e devastante rimozione: dell'inconscio e del
femminile, cioè di quel luogo oscuro e baluginante cui tendiamo di continuo, il luogo della germinazione prima, dei defunti, delle premonizioni, dei consanguinei, dei figli. Un luogo dal quale ci siamo sforzati di uscire per riscattarci dalla condizione umana, ma che non cessa di chiamarci con una voce che si ode quando si attenua o tace il frastuono del mondo e delle macchine. E', questo luogo che la razionalità rifiuta, il punto delicato e sensibile in cui incontriamo noi stessi per diventare ciò che siamo, e riflette il carattere elusivo e peculiare della nostra umanità. Portiamo in noi il marchio di tutte le cose, e anche dell'ombra dalla quale siamo usciti: che cosa comporta il distacco volontario d alla no stra linea germinale?

La ricostruzione formale del mondo significherebbe appunto un rifiuto della nostra storia psicobiologica, del corpo e delle sue istanze fondamentali, una svalutazione dell'inconscio e una negazione della femminilità. Ce n'è d'avanzo per diffidare di questa impresa. 
Inoltre il lungo tentativo della scienza occidentale di tradurre in conoscenza alta, razionale ed esplicita la
massa delle conoscenze corpore e implicite incappa nell'ostacolo tipico di ogni processo di traduzione, cioè
l'incompletezza. Rimane pur sempre un residuo ostinato, una cicatrice insanabile che ricorda come la traduzione sia un'impresa impossibile, perché vorrebbe o dovrebbe essere un'applicazione totale del mondo su sé stesso.
Per quanto riguarda il corpo, si può dire che il dualismo cartesiano derivava forse da un impoverimento
eccessivo del concetto di res extensa, cui, non potendosene valutare la straordinaria e raffinatissima
complessità, venivano attribuite solo proprietà meccaniche elementari: sta di fatto che tutta la nobiltà veniva conferita all'attività pensante, mentre il corpo veniva degradato a mero supporto (questo riduzionismo meccanicistico, culminato nella concezione dell'uomo-macchina di La Mettrie, doveva peraltro portare a ingenti progressi in campo anatomico e in genere medico: così anche la medicina moderna nacque da un sacrificio doloroso, quello dell'unità della persona). 
La svalutazione del corpo obbediva anche a una certa visione del cristianesimo, che pur riconoscendo nel
corpus vile l'immagine della divinità non cessava di considerarlo con sospetto per la sua riottosa propensione al peccato. Inoltre questo greve complesso di organi e apparati è affetto da malattie, è ostello di dolore e di sofferenza e marcia rapido verso la dissoluzione: come possiamo considerarlo fonte e sede di attività superiori?
Il riscatto da un destino di malattia e di morte può avvenire solo attraverso un pensiero astratto e rigoroso e attraverso l'incarnazione di questo pensiero in una struttura inorganica immarcescibile (per esempio quella
dell'automa): vogliamo essere di incorruttibile metallo.

6. La coimplicazione
Uno dei presupposti del riduzionismo e della spiegazione razionale è che il soggetto e l'oggetto della
conoscenza possano essere separati e, in più, che il soggetto possa osservare l'oggetto da una distanza infinita, sottraendosi così ad ogni influenza e interazione con quello. Le affermazioni di Laplace sulla prevedibilità dell'evoluzione dell'universo erano in sostanza basate su questo presupposto, perché se avesse dovuto collocare anche sé stesso nell'universo le sue pretese deterministiche avrebbero perso ogni fondamento (Lucrezio, che aveva una visione meno ristretta, aveva cercato di tener conto dell'indeterminismo con il clinamen). Ma è un presupposto insostenibile quando si vogliano affrontare certi fenomeni in cui l'uomo e il contesto sono appunto in stretta interazione: da una parte i fenomeni microscopici studiati dalla meccanica quantistica, dall'altra i fenomeni che riguardano l'emozione, l'estetica, l'etica e la comunicazione in genere, cioè quelli tipicamente creaturali che gli strumenti della d escrizione fisico-matematica anatomizzano senza poterne rendere un'immagine sensata. In questi casi, soggetto e oggetto si coinvolgono e si ritrovano all'interno di un unico metasistema che da loro trae senso e che a sua volta dà loro senso. Come dice Marcello Cini:


[Il soggetto] acquista una 'conoscenza' dell'oggetto di natura diversa, perché non è più un soggetto
esterno, ma diventa un soggetto 'interno' a un metasistema che lo comprende insieme all'oggetto, e questo
coinvolgimento induce in lui, in quanto organismo integrato di cervello e di visceri, un insieme di reazioni
fisiche e mentali diverse da quelle che provoca in lui l'esperienza di chi descrive dall'esterno in che modo altri soggetti interagiscono con gli oggetti con i quali sono a loro volta coinvolti attraverso intense esperienze emotive. (Cini 1999).


Quando il soggetto (considerato nella sua inscindibile unità di mente e corpo) e l'oggetto si trovano
coimplicati, il flusso d'informazione si struttura in un circolo, vizioso o virtuoso, tipico dei fenomeni di auto-
organizzazione, dai quali scaturiscono proprietà "emergenti" che non si riscontrano nelle componenti in
interazione. Questo è un argomento forte per sostenere la necessità di più forme di conoscenza, di descrizione e di spiegazione tra loro irriducibili, ciascuna delle quali illumina un aspetto o livello del fenomeno. Non esistono verità assolute attingibili adottando un'unica descrizione o un unico punto di vista. Come afferma con forza Cini, il riduzionismo logico-matematico è insensato come il riduzionismo sentimentale.


Secondo Francisco Varela la coimplicazione tra soggetto e oggetto di cui ho parlato è sempre all'opera.
L'abbiamo vista nell'interazione circolare tra la mente propria e le menti altrui, da cui scaturisce una sorta di
mente collettiva, e tutti i processi cognitivi emergono da un circolo di questo tipo, immerso nel concreto, nella storicità incorporata, nel contesto biologico vitale. I processi sensomotori, la percezione e l'azione sono inseparabili dalla cognizione in quella che Varela chiama visione "enattiva" e che recupera alcune idee di Maurice Merlau-Ponty. Dice Varela:


Per la tradizione computazionista dominante il punto d'inizio per la comprensione della percezione è
squisitamente astratto: il problema dell'elaborazione dell'informazione nel recupero di proprietà del mondo
preesistenti. All'opposto il punto di partenza dell'approccio enattivo è lo studio di come il percettore guida le sue azioni all'interno di situazioni locali. Siccome queste situazioni mutano continuamente come risultato
dell'attività del percettore, il riferimento per comprendere la percezione non è più un mondo preesistente e
indipendente dal percettore, ma piuttosto la struttura sensomotoria dell'agente cognitivo. [...] E' questa struttura, il modo in cui il percettore è incorporato, piuttosto che qualche mondo preesistente, che determina come il percettore può agire ed essere modulato dagli eventi ambientali. [...] La realtà non viene dedotta come un dato: dipende dal percettore, non perché il percettore la "costruisce" secondo la propria fantasia, ma perché ciò che viene considerato come mondo pertinente è inseparabile dalla struttura del percettore. [...] Quindi la percezione non è semplicemente inquadrata nel mondo circostante e da esso vincolata, ma contribuisce anche all'enazione di questo mondo circostante [...] Organismo e ambiente sono legati insieme in una reciproca descrizione e selezione. (
Varela 1994).


Insomma, al contrario di quanto sostiene la tradizione cartesiana, il mondo che noi percepiamo e in cui
agiamo si forma nell'interazione circolare coimplicante da cui scaturiscono sia l'immagine che noi ci formiamo
di esso sia il modo che adottiamo per offrirci alle sue azioni. Osservo soltanto che si potrebbe partire di qui per recuperare l'aspetto qualitativo dell'informazione: la qualità è una sorta di reciproco adattamento armonico (appunto enattivo) tra soggetto e oggetto.

7. Tecnologia, biologia e storia
Oggi che la tecnologia sta modificando l'immagine che abbiamo del mondo e di noi stessi nel mondo, ci
rendiamo conto che le categorie della conoscenza, che Kant riteneva a priori, immutabili e astoriche, hanno in realtà una radice fisico-biologica, si modificano quando si modifica l'interazione soggetto-oggetto o specie-ambiente mediata dalle interfacce bioculturali e, appunto, tecnologiche, e quindi subiscono un'evoluzione in cui si riassume la storia dell'uomo nel mondo. In questo senso la tecnologia fa rientrare nel quadro il tempo, che la
scienza fisico-matematica aveva cercato di estromettere: sotto questo profilo, la tecnologia somiglia molto più alla biologia che all'impassibile e astorica fisica matematica, di cui pure tanti la considerano figlia.
Ciò è confermato dal distacco sempre maggiore tra scienza e tecnologia: se è vero che oggi le conquiste
scientifiche passano subito nel laboratorio delle applicazioni e il giorno dopo finiscono sulle bancarelle del
mercato, alimentando un rapido avvicendamento strumentale, è anche vero che sempre più spesso la tecnologia procede ormai per conto proprio, animata da una velocità che non può più aspettare giustificazioni e spiegazioni dalla scienza. La tecnologia sta scendendo a un livello d'inconsapevolezza simile a quella degli organi del nostro corpo, che sappiamo far funzionare senza saperne dare una spiegazione razionale (e non c'interessa): curiosa nemesi del corpo, magari integrato dalle protesi tecnologiche, nei confronti della mente. Inoltre la scienza, pur dichiarando di essere sempre disposta a rivedere le proprie conquiste, di fatto le vorrebbe considerare sempre definitive. La tecnologia mai: nessuno ha mai parlato dell'automobile perfetta o del calcolatore definitivo. Anzi.
La tecnologia viene dunque rivelando un carattere flessibile ed evolutivo, piuttosto diverso da quello,
rigido e immutabile nei suoi automatismi, che suggerisce la sua manifestazione classica: la macchina. In un
certo senso, nulla di meno meccanico e macchinico della tecnologia. Ciò vale soprattutto per quelle che
Domenico Parisi ha chiamato "tecnologie della mente-corpo", che riscoprono e riattivano il circolo di
organismo e ambiente e quindi ricollocano l'intelligenza, già scarnificata dal funzionalismo, in un ambiente
(sincronico e diacronico: corpo e storia) col quale scambia stimoli e perturbazioni capaci di modificare la prima e il secondo in una feconda coevoluzione. Come gli organismi più primitivi, le tecnologie della mente pura, e in genere le macchine tradizionali, nascono già complete, pronte a svolgere la loro funzione sempre identica. Le tecnologie nuove, della mente-corpo, somigliano di più ai mammiferi, anzi all'uomo: nascono flessibili e incomplete e poi si sviluppano per un tempo indefinito attraverso l'interazione e l'apprendimento.

 Dice Parisi:


Il tecnologo si limita a creare le condizioni iniziali di un processo di sviluppo, di apprendimento, di
evoluzione. La tecnologia desiderata emerge al termine di questo processo ed è il prodotto spontaneo, spesso
imprevedibile, possibilmente pluralistico, in realtà mai finito di tale processo. [Le tecnologie di questo tipo
possono] inaugurare una nuova ingegneria per il secolo XXI. [...] Il prodotto tecnologico può non uscire finito,
"adulto", dalle mani dell'ingegnere o dalla fabbrica, ma "immaturo", incompleto, cioè ancora bisognoso di
sviluppo e di apprendimento, [...] nella costante ricerca di un adattamento all'ambiente in cui viene usato,
[capace di cambiare] spontaneamente insieme al problema [che deve risolvere]. (Parisi 1994)


Questa visione "organica", dinamica e integrata della tecnologia apre prospettive concettuali interessanti sul rapporto tra l'uomo e l'ambiente mediato dai suoi strumenti: suggerisce la profonda unità di mente e corpo, l'immersione di questa unità in una storia radicata nel mondo, una storia prima fisica, poi anche biologica e infine, oggi, anche culturale e tecnologica. In questa visione l'avvento del simbionte uomo-macchina, cioè dell'homo technologicus, non si configurerebbe forse come uno snaturamento dell'uomo, bensì come un suo completamento emergente di tipo auto-organizzativo, attraverso un circolo coimplicativo analogo a quelli che
abbiamo via via individuato in tempi recenti e che hanno complessificato la nostra visione dell'uomo-nel-mondo.

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